Raccolta rifiuti puntale a Ciriè: cosa succederà in realtà?

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Nuova tariffazione TARI, la tassa sui rifiuti. Cosa succederà in realtà? 
Come noto ai più, dal gennaio di quest’anno sono cambiate le modalità di calcolo della tassa sulla spazzatura (TARI).
Da cittadino, e da consigliere comunale, mi sono domandato in che misura questo influirà sugli importi da pagare. 
A domanda diretta in Consiglio, nessuno, assessore in primis, sembra volere o essere in grado di dare una risposta compiuta e comprensibile a questo legittimo dubbio.
Non escludo che verrà presentata una interpellanza formale in Consiglio, ma nell’attesa provo ad avanzare alcune considerazioni, che purtroppo non lasciano ben sperare per il portafoglio dei ciriacesi.
Provo ad inquadrare il tema, abbastanza complesso.
Esistono tre principali tipi di rifiuti domestici. 
– L’umido, cioè gli scarti di cibo, che vengono riciclati e trasformati in terriccio; 
– Rifiuti secchi riciclabili, cioè vetro, lattine, imballaggi in plastica; 
– Rifiuti secchi non riciclabili: la c.d. spazzatura indifferenziata (bidone grigio)
Il problema centrale è rappresentato da quest’ultimo tipo di rifiuti, che attualmente viene bruciato nel termovalorizzatore di Torino Gerbido, con costi decisamente elevati e potenziali fattori di inquinamento.
Opportuno, quindi, incentivare a produrre meno indiffereziata possibile. 
Occorre però tenere presente che non tutti i rifiuti possono essere riciclati. Il CISA (consorzio che da noi si occupa del ritiro e dello smaltimento) riferisce che anche il cittadino più attento e scrupoloso, produrrà, in media, almeno un 20% di rifiuti indifferenziati.
Dalle indicazioni del sito CISA, nel 2018, a Ciriè, i rifiuti indifferenziati erano il 40% di tutti i rifiuti domestici prodotti. 
Da quest’anno (c.d. ‘tariffazione puntuale’) una parte dei costi dipenderà dalla quantità di rifiuti indifferenziati di ciascuno.
Ma, a parità di condizioni, la TARI diminuirà o aumenterà?
Provo ad incastrare qualche dato. 
In Ciriè, sino a tutto il 2019, i rifiuti indifferenziati venivano raccolti in media ogni 15 giorni, cioè 24 passaggi all’anno. 
La nuova tariffa base, in vigore dal gennaio 2020, prevede, secondo i casi, 5-6 passaggi annui. Oltre questo numero, se si mette fuori il bidone dell’indiffrenziato per lo svuotamento, ogni passaggio verrà pagato in più, e la tariffa tenderà a salire, via via anche di parecchio.
In precedenza lo svuotamento avveniva anche nel caso di bidoni non completamente pieni. Quindi per confrontare vecchio e nuovo sistema, occorre un ragionamento preliminare.
Andiamo per semplici ipotesi. 
Se in precedenza i bidoni, in media, fossero stati pieni a metà (ipotesi ben teorica, il riempimento è sempre maggiore), a parità di indifferenziata prodotta, anche con la nuova organizzazione sarebbero comunque necessari 12 passaggi.
In un’ipotesi più verosimile, bidoni pieni in media all’80%, per ritirare l’indifferenziata prodotta occorre comunque passare l’80% delle volte: su 24 passaggi/anno, sono circa 19 passaggi. 
Teniamoci dalla parte della ragione, e consideriamo 18 passaggi annui. Anche in questa ipotesi cautelativa sono comunque il triplo di quelli previsti nel caso della tariffa base (5-6 passaggi all’anno).
Questo implica che per pagare la tariffa base nel 2020, ognuno di noi dovrà produrre non più di un terzo dell’indifferenziato prodotto nel 2018 (e probabilmente ancora di meno). 
Va da sé che imporre un cambiamento di abitudini così radicale, e in tempo zero, è stupidamente illusorio da parte di chi amministra. La conseguenza è che molti, prima di riuscire ad organizzarsi (ad esempio, i condomini), rischiano di trovarsi un conto salatissimo.
Ma vi è di più. 
Poiché nel 2018 l’indifferenziato rappresentava il 40% del totale, un terzo è circa il 13% (13% del totale di rifiuti prodotti, cioè differenziati + non differenziati). 
I fatto è che non tutti i rifiuti possono essere riciclati. Come ricordato all’inizio, anche il cittadino più attento e scrupoloso, produrrà almeno un 20% di rifiuti indifferenziati.
Per cui la tariffa base presuppone un conferimento, di rifiuti indifferenziati, inferiore al minimo producibile (20%). 
In altri termini, la tariffa base non potrà mai essere raggiunta, salvo barare (ad esempio lasciando in giro i rifiuti, o infilando rifiuti indifferenziati nel bidone del differenziato).
Ciò senza contare che eventuali controlli di errati conferimenti, specialmente nel caso di utenze condominiali, porterà facilmente a discussioni e litigi.
Il meccanismo comunicativo è il seguente: si pone un parametro irraggiungibile (tariffa base) e poi se la TARI aumenterà, (accetto scommesse, aumenterà), verrà giustificato con il fatto che noi cittadini non siamo stati abbastanza virtuosi nella differenziazione. 
Invece si tratta di un surrettizio aumento delle tariffe.
In Consiglio Comunale il tema non è stato prospettato, nessuno ha potuto valutare e confrontarsi sulla congruità dell’aumento, né sulla possibilità di eventuali risparmi da parte di CISA (ad esempio con differenti economie di scala). Nulla. La maggioranza e la Giunta, in difetto di ogni indicazione o proiezioni di costi, hanno semplicemente votato e ratificato le nuove tariffe.
Ricordo che il CISA, che si occupa dei rifiuti, è un consorzio di comuni. In altri termini, soprattutto quando si tratta delle tariffe di Ciriè, il comune ha molta voce in capitolo.
Limitarsi a ratificare decisioni prese da un’altra parte non è amministrare. 
La maggioranza del consiglio, che ha approvato le nuove tariffe, si è semplicemente disinteressata delle possibili conseguenze in capo ai ciriacesi (che magari li hanno votati nella speranza che tutelassero gli interessi cittadini). Complimenti moltissimi.
L’importante è confondere le carte, per il resto paga Pantalone (e nel caso della TARI, ricordiamocelo, si tratta di una valangata di soldi). 
Rimane il dubbio se anche questo rientri nel Nuovo Rinascimento Ciriacese promesso dalla Giunta.
Franco SILVESTRO, consigliere comunale e portavoce M5S Ciriè.

Fondi per i ponti. Se ne parlava da 20 anni, adesso si fa.

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#StradeCittaMetroTo

Sessantasei milioni per i ponti ad Alpignano, Carignano, Ciriè, Robassomero, Inverso di Pinasca, Settimo Castiglione, Strambinello, Verolengo, Verrua Savoia, Vigone Villafranca e Villanova.

Lo prevede il cosiddetto #decretoponti”, decreto attuativo interministeriale per l’assegnazione a livello nazionale di 250 milioni di euro da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dello Sviluppo Economico firmato oggi a Roma.

Dei 250 milioni 135 andranno al Piemonte e di questi 66,1 milioni sono destinati al territorio della Città Metropolitana di Torino

Rientrano nel provvedimento anche alcuni ponti gestiti da Anas come quelli a Romano Canavese, Settimo Vittone e Torino.

“Un risultato che premia il lavoro certosino che è stato fatto dopo il crollo del Ponte Morandi per verificare lo stato di salute di tutte le nostre infrastrutture e che ha visto, fra l’altro, la costituzione nella nostra Città metropolitana di una struttura specifica, l’Ufficio ponti e opere d’arte, presso i nostri servizi di viabilità, per un monitoraggio puntuale e costante” commenta con soddisfazione il vicesindaco metropolitano Marco Marocco.

“Grazie al lavoro dei nostri consiglieri delegati alla viabilità, prima Antonino Iaria e oggi Fabio Bianco, portiamo a casa una cifra significativa, che ci permetterà di affrontare situazioni annose come quella di Ponte Preti a Strambinello”.

Comune Di Alpignano Comune Di Carignano Città Di Cirié Comune Di Verolengo Comune di Villafranca Piemonte (To) Comune Di VillanovaCanavese

E sulle barriere architettoniche ancora niente.

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Commissione Lavori Pubblici del comune di Ciriè di martedì 18 giugno 2019, 
sul rifacimento della via centrale (e barriere architettoniche).
In seguito al tema della rotonda di via battitore, che ho trattato qui, http://www.cirieinmovimento.it/ , 
in commissione è stato dato un aggiornamento sul progetto di rifacimento di Via Vittorio Emanuele II.
Ho già illustrato le caratteristiche generale dell’operazione in un altro post e chi vuole può leggerselo qui: http://www.cirieinmovimento.it/2019/02/14/nuove-opere-sul-centro-storico-a-cirie-2/
Invece nella commissione del 18 si sono affrontati aspetti più specifici.
Una parte significativa della discussione ha riguardato la collocazione di una striscia di acciottolato al centro della via, per meglio ricordare la storicità dei luoghi. Questo complica un po’ le cose, perché i parcheggi lungo la via porteranno le auto a transitare di lato, con una ruota proprio sull’acciottolato. 
Personalmente trovo il tema poco appassionante. Vedremo gli sviluppi futuri.
Non sono previste piste riservate per le biciclette, né è chiaro se la zona verrà tutta configurata a 30 Km/h (tantopiù sensato in mancanza di ciclabili). 
Attualmente sembra che il limite dei 30 km/h valga solo per una parte della via, e per il comune cittadino non è così immediato sapersi regolare. 
Certamente opportuno razionalizzare la segnaletica, e magari, almeno per i primi tempi, disegnare all’inizio della via un bel segnale stradale, univoco e bello grande. Vedremo. 
Inoltre non mi è chiaro se gli attuali attraversamenti pedonali saranno mantenuti rialzati, così da rallentare il traffico, oppure definitivamente portati a raso.
In sede di commissione ho anche posto il problema della barriere architettoniche.
Per prevenire fraintendimenti, e costanti furbe scappatoie argomentative, inquadro il problema. 
(il sottoscritto ha una laurea in legge, e il prossimo che prova a farmi la supercazzola sulle implicazioni giuridiche delle servitù pubbliche di passaggio lo mando a stendere).
La via è ovviamente pubblica; i camminamenti sotto i portici sono di proprietà privata, ma soggetti ad una pubblica servitù di passaggio, e chiunque può transitarvi (a piedi). 
Ciò consente al comune di rifare direttamente la progettata pavimentazione. 
Invece i muri e le volte dei portici, nonché gli ingressi dei negozi e della abitazioni sulla via, sono di proprietà privata, senza servitù aggiuntive. 
Qui le cose si fanno più complicate, poiché, in generale, esiste il divieto di investire denaro pubblico per ristrutturare edifici privati, e quindi la città non può intervenire direttamente.
Per quanto riguarda i muri dei porticati, l’intenzione dell’amministrazione sembrerebbe essere quella di persuadere i proprietari ad approfittare delle opere di riqualificazione generali, beneficiando della presenza del cantiere principale lungo tutta la via. Dico ‘sembrerebbe essere’, perché ancora attualmente non risulta che l’amministrazione abbia preso contatto (attendiamo fiduciosi).
Tutto ciò, giustamente, per raggiungere il miglior risultato estetico, ed evitare che il nuovo selciato si affianchi a muri trascurati (una scarpa e uno zoccolo).
Rimane, invece, sistematicamente schivato il tema delle barriere architettoniche presenti sui luoghi.
Ogni volta che ne parlo, sedi istituzionali comprese, appare sempre la sorpresa di qualcuno (di solito l’assessore), come se citassi sonetti del Belli o formule di termodinamica quantistica, e non invece aspetti essenziali sulla progettazione di opere destinate alla comunità.
Tengo a sottolineare che il tema non riguarda solo le persone con disabilità, ma potenzialmente una fetta ben più ampia della popolazione, ad esempio, le persone avanti con l’età, o anche solo una mamma con un passeggino. 
Per quello che vale, auguro a tutti progenie numerosa, e tutti noi – speriamo – invecchieremo, e la qualità delle nostra vita potrebbe migliorare in una città con meno barriere. Ricordiamo(ce)lo.
Nel caso di via Vittorio Emanuele II, il problema principale è rappresentato dagli ingressi ai negozi presenti sulla via. 
Fateci caso, esistono barriere praticamente dappertutto, dal piccolo dislivello sino ad alcuni gradini.
Come già considerato, i palazzi sono privati, e quindi il comune non può intervenire direttamente sugli ingressi delle attività commerciali. 
Tuttavia, la medesima pubblica attenzione prevista per la tinteggiatura dei portici, andrebbe rivolta anche alle barriere architettoniche. Anzi, a maggior ragione a queste ultime, laddove l’argomento diventa, da estetico, quello di persone con difficoltà.
Occorrerebbe quindi che l’amministrazione sostenesse gli interventi di riqualificazione privata, favorendo l’applicazione delle rilevanti agevolazioni fiscali previste per l’eliminazione delle barriere e, soprattutto, affiancando agli interessati gli uffici comunali nelle necessarie procedure amministrative (veri e propri colli di bottiglia, già da soli in grado di dissuadere dall’agire). 
Non meno importante sarebbe una opera generale di sensibilizzazione sul tema. Anche solo la metà degli investimenti complessivamente operati per il recente palio cittadino sarebbe un buon inizio. Ma immagino sia una questione di sensibilità personale.
Ovviamente non è possibile intervenire su tutte le barriere, in alcuni casi sarebbe troppo costoso. 
Quello che noto è che i casi complicati diventano troppo spesso la giustificazione, la foglia di fico, per non fare nulla. Surreale assistere al progettista che pontifica, in commissione, sulla non economicità di modificare il piano di calpestio dei luoghi (costa troppo alzare un palazzo? ma va?). Invece esiste un numero significativo di casi in cui la barriere sono rappresentate da sbalzi di qualche centimetro. 
Occorrerebbe prioritariamente interessarsi di questi casi, che, tra l’altro, sono ben conosciuti (l’assessore riferisce che tutte le barriere presenti sulla via sono già catalogate dagli uffici).
Ciò senza contare che l’eliminazione massiccia delle barriere, nel contesto della riqualificazione pubblica della via, rappresenterebbe un volano pubblicitario per l’intera città. La notizia avrebbe un’eco rilevante, quale esempio di virtuosa amministrazione, e di attenzione alla qualità della vita di una comunità.
Invece, a domanda diretta, l’assessore si è limitato a riferire che i singoli interessati potranno, in ogni momento, chiedere l’autorizzazione ad eliminare le barriere (bontà sua, è un diritto di legge). 
Si tratta di una classica non-risposta, poiché se negli anni non è avvenuta l’eliminazione progressiva delle barriere, prevedibilmente non si assisterà alla corsa spontanea dei privati ad operare. E, passata la fase di ristrutturazione generale, tutto tornerà nell’oblio.
E’ persin troppo facile dichiarare astrattamente grande sensibilità verso i temi della disabilità. 
Per una amministrazione la differenza vera va fatta quando è il momento, e ci sono le condizioni per intervenire, come nel nostro caso.
Mi auguro che la città, ancora una volta, non perda un’occasione. Perché, ovviamente, se si decide di spende più di due milioni di euro di soldi pubblici per la via centrale, sui luoghi non ci rimetteremo mano per chissà quanto tempo.
Franco SILVESTRO 
portavoce M5S e consigliere comunale

La rotonda e il gioco delle tre carte.

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Commissione Lavori Pubblici del comune di Ciriè di martedì 18 giugno 2019, sul tema delle opere in Via Battitore.
In seguito alla lung(hissim)a sperimentazione, la costruenda nuova rotonda tra via Mazzini e via Battitore, vicino al passaggio a livello (zona ospedale), ha dimostrato di meglio smaltire le code che si formavano nel vecchio incrocio a ‘T’.
Nell’attesa che inizino i lavori, è possibile avanzare qualche riflessione, di merito e di metodo, sulle opere che verranno realizzate .
La rotonda aiuta il traffico, ma ha grossi limiti dimensionali. E’ talmente piccola che ai sensi del codice della strada non può neppure definirsi rotonda, ma intersezione atipica. Tra le altre cose, nel concreto, si è dovuto prevedere la possibilità di sormontarla, altrimenti i veicoli di grosse dimensioni (es. Autobus GTT) non riuscirebbero neppure a svoltare. Tutti aspetti ben noti. 
Di piste ciclabili neppure a parlarne. Già tanto se ci stanno le corsie per le macchine.
In generale, occorre sottolineare che la riqualificazione della via Battitore, oltre alla rotonda, non avrebbe dovuto prescindere dalla realizzazione di una zona per scendere in sicurezza davanti all’ospedale, nonché dal ripensamento dell’accesso e dello stazionamento delle ambulanze (non in emergenza) dal cortile sul retro, così da liberare l’ingresso del pronto soccorso. Tra l’altro credo che sul retro dell’ospedale esista già anche un ascensore dimensionato per le barelle, e quindi l’accesso sarebbe tranquillamente garantito. 
Ovviamente ciò avrebbe implicato coinvolgere nel progetto l’amministrazione dell’ospedale: città e ospedale, ognuno per le proprie spettanze, nell’interesse comune dei cittadini. Non immediato, certamente, ma amministrare una città dovrebbe implicare anche la capacità e la volontà di dialogare con altre istituzioni.
Invece non risulta alcun tentativo di introdurre una soluzione comune: l’amministrazione di Ciriè si limiterà ad una (costosa) lucidatura dell’esistente, che lascia irrisolti i problemi principali e pregiudica gli interventi futuri (difficile la modifica di opere appena realizzate).
Nel complesso, un’occasione sprecata per incidere sulla viabilità cittadina, sulla fruibilità dell’ospedale, e sulla qualità di vita della nostra comunità.
Colgo qui l’occasione per riportare alcuni aspetti fuoriusciti dalla commissione, che spero possano essere tenuti in considerazione.
Zona 30km/h. Data l’angustia dei luoghi, il traffico elevato, la presenza dell’ospedale e il rilevante numero di pedoni, risulterebbe opportuno rendere la zona a traffico 30 km/h. Ciò a maggior ragione se si è scelto di non realizzare le piste ciclabili. 
Ridurre velocità è una scelta politica, non di stretta competenza tecnica, e se si dovesse respingere anche questo suggerimento, la responsabilità non potrà essere scaricata sugli uffici, come si è provato a fare già subito in commissione. (Tra l’altro, con evidente sorpresa dei tecnici comunali presenti).
Attraversamenti rialzati. Allo stesso modo è opportuno che gli attraversamenti pedonali lungo via Battitore vengano realizzati (un minimo) rialzati. Tecnicamente non sono dossi (vietati in prossimità dell’ospedale), ma di fatto rallenterebbero ulteriormente la velocità del traffico, aumentando la sicurezza. Tra l’altro è una soluzione già adottata poco distante, nel prosieguo di via Battitore, e proprio da questa amministrazione. Questo per sottolineare che dedurre l’impossibilità amministrativa sarà una scusa.
Qualche nota ulteriore sulla vicenda.
Da un punto di vista dell’iter, è avvenuto questo: mesi addietro è stata convocata la commissione urbanistica, dove è stato illustrato il progetto, predisposto da Giunta e Uffici. In quella sede, l’unico contributo possibile erano riflessioni estemporanee, poiché i progetti erano stati esibiti solo in quella occasione, e comunque su linee e scelte progettuali già definite. 
Poi il nulla, per mesi, fino alla notizia che i lavori stavano per iniziare.
Di qui la formale richiesta di ulteriori aggiornamenti, avanzata in consiglio comunale da parte dell’opposizione (principalmente Mattia Masangui). E si arriva alla commissione di martedì scorso, 18 giugno.
In commissione è stato illustrato il progetto definitivo, con il vicesindaco che si è dichiarato allibito (addirittura) che si volesse anche affrontare il tema delle piste ciclabili.
Riassumendo: nella prima commissione i consiglieri arrivano in commissione senza documentazione, nella seconda (parimenti senza alcuna documentazione su quanto operato nel frattempo), si prospetta la decisione finale, e si assume irrimediabilmente tardivo qualsiasi contributo o riflessione. Surreale.
In concreto non è stata possibile una riflessione comune di ampio respiro su cosa fare di quella zona, imponendo un progetto al ribasso, che, come ho già considerato, lascia irrisolti una parte importante dei problemi, oltre che ipotecare e vincolare future soluzioni.
Ma vi è di più.
Nella ristrettezza generale della costruenda rotonda, la strozzatura principale è rappresentata dalla limitata larghezza della via Mazzini. Criticità espressamente evidenziata dalla precedente commissione, mesi addietro.
In quella sede, l’assessore con delega alla materia dichiarava di aver ben presente il problema, e si impegnava a prendere contatto con i proprietari delle case sull’angolo. Ciò per ottenere alcuni metri di terreno e allargare l’innesto della via. Si sta parlando di pochi metri quadri, sufficienti però per realizzare il marciapiede ed evitare che i pedoni camminino dove passano le autovetture.
Ebbene, nell’ultima commissione, si è scoperto che i proprietari degli edifici sull’angolo, semplicemente, non erano stati contattati. Poiché i progetti sono competenza dei tecnici degli uffici, una cosa (una) era di specifica spettanza politica: provare ad accordarsi con i proprietari dei luoghi. Non è stata fatta, e i pedoni continueranno a dover passare sulla strada. 
Non il massimo, per chi ‘ama Ciriè’, uno dei motti di questa amministrazione.
Viene da chiedersi cosa servano le commissioni consiliari, che sono organi dotati di rilevanza istituzionale, laddove i consiglieri non vengono messi in condizioni di affrontare i temi, e, addirittura, vengano bellamente disattese le espresse indicazioni della commissione stessa. Così, champagne.
Colgo l’occasione per ricordare ai miei colleghi consiglieri di maggioranza che sono loro a sostenere la giunta, non il contrario. Innanzi a certi atteggiamenti nei confronti delle commissioni, a cui anche loro partecipano a pieno titolo, anche un singolo voto di astensione, di un singolo consigliere, potrebbe essere un segnale di esistenza in vita. Attendiamo fiduciosi.
Più in generale, considero che l’approccio di promettere con leggerezza, e non mantenere, stia diventando una pericolosa abitudine di questa amministrazione, tantopiù se esercitata da figure istituzionali in sedi istituzionali.
Alla lunga il gioco delle tre carte, anche se operato da prestigiatori esperti, svilisce i ruoli e pregiudica la serenità dei rapporti istituzionali. Non un buon investimento per la comunità.
Nella commissione del 18 giugno, terminata non a caso alle 10 di sera, si è altresì affrontato il tema del rifacimento della via centrale. Di questo tema, semmai ancora più delicato perché riguarda la disabilità, tratterò in un altro post.
Ciriè, 20.6.19
Franco SILVESTRO 
consigliere comunale e portavoce del M5S di Ciriè. 

Nuove opere sul centro storico a Ciriè

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Dopo aver  provveduto a pubblicare le informazioni sulla stampa, l’11 febbraio la Giunta ha finalmente illustrato in commissione comunale i prossimi interventi sulla via centrale della città.  

Riassumo qui.
Il porfido verrà sostituito da lastroni di pietra, dove opportuno anche sotto i portici. Questi saranno parzialmente raccordati con il livello stradale, riducendo ulteriormente le barriere architettoniche.
Le lampade saranno sostituite e spostate lungo gli edifici e, nel medesimo stile, rimpiazzate anche sotto i portici.
I collegamenti di servizio (cavi, ecc.) saranno interrati, e le fioriere spostate dai portici sulla strada.
Nelle zone rientranti verranno collocate delle panchine. 
Rimane la possibilità di parcheggiare lungo la via, e ovviamente rimarrà il traffico veicolare.
Verrà probabilmente pedonalizzata via Fiera, che collega via Vittorio con piazza Castello.

Considerazioni.
Una manutenzione importante, con due idee sottostanti: cercare di abbellire la via centrale e sperare che, così facendo, le attività presenti e i proprietari degli edifici affittati possano trovarne giovamento.  

Attualmente non sembrano esserci accordi con i proprietari dei fabbricati per la risistemazione complessiva dei portici e degli edifici, che sono di proprietà privata e su cui il comune non vuole intervenire più di tanto. Speriamo non rimanga un incompiuto, come si dice, uno zoccolo e una scarpa.

In generale questa operazione è una roba carina per la città, giustamente costosa, che però non incide in alcun modo sugli assetti urbanistici complessivi. 
Rimangono sacralmente intoccati Ciriè Parcheggi che, ricordo, è una società privata, e il relativo diritto di guadagnare sui parcheggi posti sul suolo pubblico, cioè della città. (Chi siete? dove parcheggiate? Un fiorino! – libera citazione dal film ‘non ci resta che piangere’ di Troisi).
La viabilità generale rimane immutata (salvo via Fiera, se verrà pedonalizzata). 

Piazza San Martino, all’inizio della via, non verrà pensata e attrezzata come possibile spazio per manifestazioni, e rimane esclusivamente un piazzale a snodo viario e parcheggio.

Prospettare una sorta di asse pedonale tra piazza del Duomo e piazza Castello è un’idea presentata come innovativa, ma rimane poca cosa, poiché la piazza del Duomo e via San Ciriaco sono già attualmente pedonali, e piazza Castello rimarrà (giustamente) a parcheggio. 

Insomma, la montagna che partorisce il topolino.

Occorrerebbe quantomeno aprirsi verso l’area di Ciriè 2000 / villa Renmmert / Taurus, zona che ha potenzialità urbanistiche inespresse, che andrebbero ripensate unitariamente e meglio collegata verso la zona di piazza del Duomo. Attualmente, infatti, muri e cancelli separano villa Remmert dall’area Taurus, e il tutto dalla zona verso il centro. 
Ricordo che esistono fior di studi e progetti sul tema, che rimangono a prendere polvere negli uffici comunali da quasi dieci anni.

La mancanza di ogni riflessione ulteriore rispetto alle opere previste sulla via centrale denota chiaramente la differenza tra tendere verso il Rinascimento e, invece, giocare al ribasso e limitarsi a fare costose manutenzioni di condominio. Approccio pavido se non miope, e non condivisibile.

In concreto, per un’idea un po’ diversa della città, magari più a misura di chi ci abita e la vive, e meno delle automobili, dovremo attendere un’altra amministrazione. 
Questa, semplicemente non ce la fa.

Franco SILVESTRO, portavoce M5S e consigliere comunale 

Nuove opere sul centro storico a Ciriè

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Dopo aver  provveduto a pubblicare le informazioni sulla stampa, l’11 febbraio la Giunta ha finalmente illustrato in commissione comunale i prossimi interventi sulla via centrale della città.  

Riassumo qui.
Il porfido verrà sostituito da lastroni di pietra, dove opportuno anche sotto i portici. Questi saranno parzialmente raccordati con il livello stradale, riducendo ulteriormente le barriere architettoniche.
Le lampade saranno sostituite e spostate lungo gli edifici e, nel medesimo stile, rimpiazzate anche sotto i portici.
I collegamenti di servizio (cavi, ecc.) saranno interrati, e le fioriere spostate dai portici sulla strada.
Nelle zone rientranti verranno collocate delle panchine. 
Rimane la possibilità di parcheggiare lungo la via, e ovviamente rimarrà il traffico veicolare.
Verrà probabilmente pedonalizzata via Fiera, che collega via Vittorio con piazza Castello.

Considerazioni.
Una manutenzione importante, con due idee sottostanti: cercare di abbellire la via centrale e sperare che, così facendo, le attività presenti e i proprietari degli edifici affittati possano trovarne giovamento.  

Attualmente non sembrano esserci accordi con i proprietari dei fabbricati per la risistemazione complessiva dei portici e degli edifici, che sono di proprietà privata e su cui il comune non vuole intervenire più di tanto. Speriamo non rimanga un incompiuto, come si dice, uno zoccolo e una scarpa.

In generale questa operazione è una roba carina per la città, giustamente costosa, che però non incide in alcun modo sugli assetti urbanistici complessivi. 
Rimangono sacralmente intoccati Ciriè Parcheggi che, ricordo, è una società privata, e il relativo diritto di guadagnare sui parcheggi posti sul suolo pubblico, cioè della città. (Chi siete? dove parcheggiate? Un fiorino! – libera citazione dal film ‘non ci resta che piangere’ di Troisi).
La viabilità generale rimane immutata (salvo via Fiera, se verrà pedonalizzata). 

Piazza San Martino, all’inizio della via, non verrà pensata e attrezzata come possibile spazio per manifestazioni, e rimane esclusivamente un piazzale a snodo viario e parcheggio.

Prospettare una sorta di asse pedonale tra piazza del Duomo e piazza Castello è un’idea presentata come innovativa, ma rimane poca cosa, poiché la piazza del Duomo e via San Ciriaco sono già attualmente pedonali, e piazza Castello rimarrà (giustamente) a parcheggio. 

Insomma, la montagna che partorisce il topolino.

Occorrerebbe quantomeno aprirsi verso l’area di Ciriè 2000 / villa Renmmert / Taurus, zona che ha potenzialità urbanistiche inespresse, che andrebbero ripensate unitariamente e meglio collegata verso la zona di piazza del Duomo. Attualmente, infatti, muri e cancelli separano villa Remmert dall’area Taurus, e il tutto dalla zona verso il centro. 
Ricordo che esistono fior di studi e progetti sul tema, che rimangono a prendere polvere negli uffici comunali da quasi dieci anni.

La mancanza di ogni riflessione ulteriore rispetto alle opere previste sulla via centrale denota chiaramente la differenza tra tendere verso il Rinascimento e, invece, giocare al ribasso e limitarsi a fare costose manutenzioni di condominio. Approccio pavido se non miope, e non condivisibile.

In concreto, per un’idea un po’ diversa della città, magari più a misura di chi ci abita e la vive, e meno delle automobili, dovremo attendere un’altra amministrazione. 
Questa, semplicemente non ce la fa.

Franco SILVESTRO, portavoce M5S e consigliere comunale 

Pedonalizzare si, pedonalizzare no, la storia infinita. 

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area pedonalePedonalizzare si, pedonalizzare no, la storia infinita.

(Libera citazione da ‘il paese dei cachi’, di ‪Elio e le storie tese‬).

Ciclicamente, come le migrazioni dei rondoni, riemerge il tema della pedonalizzazione del centro cittadino.

Ogni opzione ha vantaggi e svantaggi, e come in tutti i contesti in cui le informazioni sono lasciate incomplete, si finisce in discussioni ideologiche e di tifo: si perché sí, no perché no, evviva la signora maestra.

A chi non piacerebbe un centro storico pedonalizzato, libero per famiglie e bambini, sole al tramonto e farfalle svolazzanti?

Invece se ne discute.
L’amministrazione NON vorrebbe pedonalizzare, salvo solo un poco (la domenica, forse).
Alcuni, all’opposto, vorrebbero pedonalizzare, ma solo un poco (la domenica).

Altri, il PD, vorrebbero certamente, hanno già un progetto, ma non è chiaro come verrebbe gestito il problema dell’eliminazione dei parcheggi a pagamento nella via centrale. I parcheggi blu, come noto, sono di una società privata che non vi rinuncerà facilmente. Forte, tra l’altro, di un contratto a guadagni blindati introdotto dalle amministrazioni precedenti (ancora PD).
L’opzione ‘pedonalizzare solo un poco’ è un falso problema: di domenica i negozi sono chiusi, i commercianti non avrebbero nulla a che eccepire, e i parcheggi non si pagano. Per cui sarebbe fattibile in qualsiasi momento.
Sennonché questa amministrazione sa benissimo che l’opzione minimale, che chiamerei ‘pedonalizzazione della domenica’, porterebbe semplicemente a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sul fatto che la domenica, a Ciriè, il centro sia sostanzialmente deserto. Si troverebbe quindi ad investire tempo, idee (ahia) nonché organizzazione, per evitare critiche che, comunque, arriverebbero copiose.

Quindi si assiste a belle pubbliche discussioni et interventi, che il sindaco non a caso lascia fare all’assessore, per giungere comunque alla soluzione più gettonata da questa amministrazione: l’immobilismo.

Semplicemente il centro verrà chiuso sporadicamente, in occasione di qualche manifestazione, esattamente come sta già accadendo. Nella migliore delle ipotesi, anche per rispondere alle opposizioni, verrà presentata una fase preliminare, di studio, che non si sbaglia mai, ma sarà priva di sviluppi. Tutta roba già vista.

Ad esempio, per l’apertura al pubblico del campo da basket della scuola Viola, si è utilizzata la stessa tecnica: apertura per un mese, ed immediato blocco, nell’attesa di non meglio indicati ulteriori approfondimenti. Tanto la gente chennecapisce, ed evviva la signora maestra.

Quello che viene accuratamente evitato, nel pubblico dibattito, è che la pedonalizzazione dovrebbe essere il risultato finale di un processo organizzativo, non l’inizio.

Intanto, a monte di tutto, occorrerebbe discutere come fare per eliminare gli ostacoli concreti, che sono almeno due:

1. Le autovetture che ad oggi sono parcheggiate nella via centrale, dove finiscono? Gli attuali spazi della città sono sufficienti? Per alcuni si, per altri no, l’amministrazione si guarda bene dal recuperare e condividere i dati, perché significherebbe confrontarsi su elementi oggettivi, magari fare investimenti che non si vogliono fare, e si ridurrebbe la possibilità di avanzare argomentazioni fumose (supercazzole).

2. Ciriè parcheggi. Indurre la società che gestisce i parcheggi a rinunciare al guadagno della via centrale, quanto costerebbe? Anche i questo caso i dati non ci sono, e anche in questo caso l’amministrazione si guarda bene dall’approfondire il tema. I motivi sono quelli già ricordati (cfr ‘supercazzole’).

Promemoria: Confrontarsi sulla chiusura del centro storico senza affrontare almeno questi due problemi rimane un mero esercizio di dialettica (cfr. “supercazzole”).

Al netto di quanto considerato, rimarrebbe comunque non risolto il problema principale, e cioè ripensare l’utilizzo del centro, per evitarne la desertificazione.

Qui le dolenti note. Non esiste alcuna visione, volontà o capacità in questa direzione, e non sarà la cosmesi alla via centrale a fare la differenza.

L’attuale idea è quella di lucidare i marciapiedi ed i portici, rifare (credo) la sede stradale, ecc, spendendo tra l’altro un bel po’ di soldi, innestare un paio di nuovi punti internet (forse, non si sbaglia mai ad atteggiarsi tecnologici), varie et eventuali, e fermarsi lì.

E dopo? Dopo non si sa.

Tra l’altro, sta succedendo la stessa cosa con palazzo Doria, il municipio. Lo si sta risistemando a caro prezzo, in chiave di area espositivo/culturale. E dopo? Dopo, non si sa. Personalmente, tremo al pensiero che incomba sulla cultura cittadina una stagione improntata a mostre di minerali, carretti Nolesi ovvero raccolte di disegni infantil anni 50. Speriamo (di no).

Prepariamoci comunque a non stupirci se non arriveranno frotte di turisti a spendere i loro soldi a Ciriè, perchè rinfreschi gratuiti, artistiche amicizie a spot e balletti vari della scuola cittadina, piaccia o meno, serviranno poco.

Per tornare al tema chiusura del centro, rimango sempre perplesso quando tutti sembrano avere approfondite concezioni di urbanistica, ma nessuno riesca a cogliere che urbanistica e società vanno in parallelo e si influenzino reciprocamente. Non ha senso chiudere il centro senza avere idea di cosa farne, e non sarà una costosa lucidata ai luoghi a cambiare le cose.

Il tema quindi non è chiudere o meno il centro cittadino, ma cosa dovrebbe (provare a) fare un’amministrazione per dare una scossa e far si che la gente sia invogliata a vivere la città.

TUTTA LA CITTÀ, non solo il centro, la domenica, coi negozi chiusi.

Tema complesso, politicamente sfumato e non a caso accuratamente evitato nel pubblico dibattito.

Provo, quindi, ad avanzare qualche idea che l’amministrazione potrebbe attuare per darsi (e darci) una smossa.

Abbattere i contributi richiesti per le manifestazioni no profit. Snellire le pastoie burocratiche. In questo modo chi amministra perderebbe un po’ di potere e controllo su chi può o meno può operare, sodali o avversari, ma ne beneficerebbe la città.

Attualmente una castagnata viene trattata come un incontro epocale tra migliaia di persone, un cavo elettrico considerato pericoloso come dinamite innescata, la concessione di spazi pubblici sempre a pagamento e sempre con preavvisi biblici. Il buon senso dimenticato.

Chiunque abbia provato ad organizzare qualcosa di nuovo in Ciriè conosce fin troppo bene il problema.

Investire su spazi per giovani DENTRO la città, e poi lasciare una certa flessibilità di sviluppo autonomo. Sport, musica, aree di confronto. Si perde potere e controllo, ci si espone a critiche per il rumore (sia mai), ma ne beneficerebbe la città, rivitalizzata.

Sotto questo profilo lo skatepark e il taurus, su cui stiamo girando a vuoto da anni (e non per caso, ma per precisa, pavida, volontà politica) sono esempi emblematici.

Riprendere in mano il sociale, anche perché smuove bei soldini. Il Cis ha sede qui a Ciriè, lavora per tutta la zona. Però le cooperative che operano all’interno e forniscono lavoro, e, giustamente, guadagnano, sono di fuori. Dovrebbe essere un tema su cui riflettere, per aumentare i soldi in circolazione, invece il deserto.

Abbattimento dei costi delle mense scolastiche: le famiglie sarebbero incentivate a trasferirsi a Ciriè, perché per loro costituirebbe un guadagno netto, oltre ad implicare un benefico effetto per l’economia cittadina (In economia si chiama effetto moltiplicatore dell’immissione di liquidità). Invece è un tema tabù. Dare una mano concreta ai nostri bambini e alle nostre famiglie non è contemplato, potrebbero, sia mai, addirittura approfittarne.

Incentivi alle imprese. Defiscalizzare al massimo, rischiare di usare addirittura incentivi in positivo. Coraggio. Oltre, ancora una volta, a snellire la burocrazia, che dovrebbe essere la priorità.

Tutti aspetti che andrebbero affrontati in ambito di Piano Regolatore, dove però siamo ancora al palo, dopo due anni e mezzo di giunta Devietti. Il fatto che, recentemente, Burgher King e McDonald abbiano aperto a San Maurizio e non da noi, dovrebbe far riflettere. Invece il deserto.

Apertura mentale. Cambiare gli infissi di una scuola va bene. Analizzare gli aspetti di dispersione termica degli edifici comunali è meglio. Il primo è un buon esempio di gestione condominiale; la seconda di una amministrazione che sa dove vuole andare e si confronta sul serio con la tecnologia. (altro che app comunali). Invece sembra di parlare di fisica quantistica. In finnico.

Agricoltura. Ciriè ha un territorio con ampie superfici agricole, tradizionalmente destinate a colture di bassa resa (grano). L’ipotesi di stimolare la produzione della canapa industriale, o chessò, del bambù industriale, e cioè mercati in espansione, andrebbero seriamente esplorate. Convegni, approfondimenti ecc. Lo stesso per nuove modalità di coltura, dove esiste un dibattito intenso ed interessante. Invece facciamo la mostra agricola tradizionale, dove si espongono vacche, qualche capra ed uccellagioni varie. Nulla contro le oche tradizionali, ci mancherebbe, ma non può essere solo quello, il 1915 è passato da un pezzo.

Politica culturale seria, fatta con l’ausilio di professionisti. Ancora attualmente rimango allibito che un’amministrazione, che strombazza il ‘nuovo rinascimento’, non abbia un assessore alla cultura, e le deleghe rimangano saldamente nelle mani del sindaco.

La Devietti è cintura nera nel tenere le leve del potere, ma l’assessorato alla cultura dovrebbe implicare un salto di qualità, di preparazione specifica, di contatti coi musei e mostre, essere nei flussi delle idee, ecc..

Emblematico il caso dell’antenna Iudica Cordiglia, allegramente scippata alla cittadinanza nell’inerzia dell’amministrazione. Rimarrà negli annali la definizione dell’antenna quale ‘insieme di barre di metallo, e pure arrugginite’. Del resto anche la Gioconda può essere definita come ‘insieme di pennellate su pannello di legno’. Così, per dire. Il deserto.

Anche provare a coinvolgere la cittadinanza sulle scelte che si operano per la città potrebbe essere un tema da approfondire. È la materia del bilancio partecipato, complessa, ma tutta da esplorare. Tra l’altro ben altra cosa che fare incontri saltuari coi cittadini in orari rigorosamente lavorativi, che è il modo migliore per escludere dal dialogo quella parte della cittadinanza che studia e lavora e guarda caso non può mai essere partecipe agli incontri. E’ la differenza tra operare per un fine e operare per poter dire di aver operato.

Trasporti verso la grande città. La zona nord ovest di Torino (noi) è tra le peggio servite. Eppure tanti nostri cittadini, ogni giorno, vanno a scuola e a lavorate a Torino. Torino sta investendo per collegare altro. Ad esempio le metropolitane 1 e 2, in progettazione, comunque non riguarderanno noi. Far finta di nulla non aiuterà a migliorare le cose.

Occorrerebbe anche entrare, e pesantemente, come istituzione, nella concertazione degli abbonamenti per gli studenti e pendolari, lasciati da soli a confrontarsi con GTT. Aiuterebbe ad evitare quanto già successo l’anno scorso quando GTT si è dimenticata degli abbonamenti dei nostri studenti, e si è arrancato per mettere una pezza.

Il tema sottopasso ferroviario a Ciriè è attualmente in frigo, e verrà servito in chiave elettorale a tempo debito. Noi intanto aspettiamo (e speriamo).

In generale, è evidente che si stia operando principalmente a compartimenti stagni, in un’ottica miope di mera di manutenzione di condominio: serve la nuova maniglia della porta del condominio? Si compra. Bisogna sturare la grondaia? Con calma, ma ci arriviamo. Ci facciamo una rotonda, aggiustiamo i giochi al parco dei bambini, ecc ecc. quella roba lì. Ah già, la nuova app della città, perché ad essere tecnogici non si sbaglia mai.

Intendiamoci, le manutenzioni sono necessarie, ma drammaticamente insufficienti ad una città in cerca di direzione.

Senza contare che alcune scelte sono ben poco condivisibili.

Ad esempio si è puntato sulle ciclabili TRA le frazioni. Centinaia di migliaia di euro per collegare pochissime persone in bici tra loro; si sono sprecati 150.000 (!) euro per togliere i marciapiedi dalla costruenda area cani (i cani ringraziano, i cittadini contribuenti meno).

Importanti associazioni che hanno sede a Ciriè scelgono di fare le proprie manifestazioni nei comuni vicini, perché a Ciriè è a dir poco ostico; la recente notte bianca dei saldi è saltata, i negozi del centro continuano a chiudere, il depuratore della città funziona a singhiozzo, il servizio rifiuti ha visto dimezzarsi i passaggi ma (ovviamente) non i costi.

Però si discute di pedonalizzazione del centro, che guarda caso, per l’assessore, non sarebbe la panacea di tutti i mali. Ma va?
La terra dei cachi.

Franco Silvestro, portavoce M5S Ciriè e consigliere comunale.

Utilizzo delle palestre, la fregola regolamentare.

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Sul regolamento di utilizzo delle palestre

(in tema di fregola regolamentare, figli e figliastri, e darsi una mossa, partendo dalla riflessione sulle palestre).

L’8 maggio si è tenuta la commissione comunale sul regolamento di utilizzo delle palestre, nonché sulla possibilità di aree attrezzate all’aperto sul territorio cittadino destinate principalmente agli adulti. Questo secondo tema è ancora molto in divenire, idee e finalità non mi sono apparse chiare, e non ne parlerò qui.

Vorrei invece condividere alcune riflessioni, partendo dal regolamento delle palestre comunali proposto in commissione, che peraltro si è svolta in un clima di pacato confronto (cosa non sempre accaduta).

Le palestre sono 6: le due delle scuole medie Costa e Viola, quattro delle elementari (Ciari, Don Bosco, Fenoglio e Devesi). Tutte queste palestre, al di fuori degli orari scolastici, sono gestite dal comune, e variamente utilizzate dalle associazioni sportive locali.

Le palestre delle scuole superiori non sono di proprietà del comune, bensì della Città Metropolitana (l’ex Provincia di Torino). L’utilizzo extrascolastico è però gestito dagli uffici comunali, e i sindaco ha riferito che, in qualche modo, il nuovo regolamento verrà coordinato con Città Metro. Speriamo & vedremo.

Il nuovo regolamento dovrebbe rispondere principalmente all’esigenza di assegnare gli spazi delle palestre limitando situazioni di inerzia a favore di associazioni che, magari, nel tempo hanno diminuito l’attività, ed evitare di comprimere associazioni più vitali.

Verranno formate delle graduatorie di accesso, individuate su una nutrita serie di parametri a punteggio. Si terrà conto, in varia misura, di dove l’associazione ha sede, del numero degli atleti, della residenza degli stessi, se iscritte a federazioni, se si fa agonismo e/o promozione sportiva ecc ecc.

Le intenzioni sono, in astratto, encomiabili. In concreto, però, la varietà delle realtà associative e parametri così complessi, potrebbero portare a risultati distorsivi ed imprevedibili, come e forse più di quanto succede attualmente.

Ad esempio, a ‘naso’, i parametri appaiono non considerare adeguatamente che le principali associazioni abbiano atleti in molti comuni, mentre invece verrà in qualche modo privilegiata la residenza su Ciriè. Ciò potrebbe produrre effetti strani. Tra l’altro una visione un po’ troppo stracittadina, che non tiene conto della realtà. L’ipotesi di estendere il confronto almeno a livello di unione dei comuni è stata ascoltata quasi con sorpresa,

Ci sarà, però, una importante differenza: in futuro avremo a che fare con una norma ‘rigida’ di tipo regolamentare, votata dal Consiglio Comunale. In altri termini per eventuali (probabili) modifiche ed assestamenti, occorrerà nuovamente l’intervento del Consiglio. A mio parere non è una buona prassi, perché tende ad ingessare la situazione. In sede normativa si stabiliscono parametri generali, non regole specifiche dettagliate. Non funziona mai bene.

Diventerà quindi fondamentale effettuare la ‘manutenzione’ periodica dei parametri, a scadenze fisse (es. ogni 3 anni). Perché ciò accada occorre prevederlo sin dall’inizio, nel regolamento. Speriamo che in sede di approvazione questo elemento venga introdotto (e comunque il regolamento diventerà ulteriormente complicato, e occorrerà comunque convocare il consiglio ogni volta).

Un altro aspetto di novità è la cauzione, in denaro, per le associazioni assegnatarie, a copertura dei danni alle palestre (verrà stabilita dalla Giunta).

Anche in questo caso ho molti dubbi.

In primo luogo, già ora, chi rompe paga, e nel complesso non sembra ci siano particolari problemi. Si ha a che fare con il volontariato, non con ambienti degenerati.

In realtà, in commissione, NESSUNO è stato in grado di riferire se, sulla base dell’esperienza pregressa, la cauzione risponda ad una esigenza effettiva. In altri termini se, e in che misura le singole associazioni abbiano creato danni, senza poi risarcire. Ho proposto di convocare chi, in comune, fa la manutenzione delle palestre, ma in commissione si è abilmente glissato.

In buona sostanza, in un ambito che funziona principalmente sul volontariato, dove i soldi sono sempre un problema, si propone una norma che implicherà esborsi per le associazioni, sostanzialmente basata su un pregiudizio. Non un buon parametro per regolamentare, direi.

Questa norma, inoltre, non è neutra come può apparire.

Infatti, se la cauzione sarà uguale per tutti (la formulazione della norma non è chiara), risulterà iniqua: le disponibilità economiche di una associazione con centinaia di atleti sono ben diverse da una con 25 atleti, che finirebbe penalizzata.

Viceversa, se la Giunta deciderà di volta in volta (come detto, la norma non è chiara), occorrerà fare tanti saluti ai principi di trasparenza e rigore che invece il regolamento vorrebbe introdurre.

In ultima analisi, a mio parere la cauzione complica la vita a tutti, non risponde alle finalità del regolamento, e sarà un ulteriore aggravio burocratico. Io ho proposto di stralciare la norma, ma ho poche speranze.

Inoltre è stata espressamente prevista la chiusura per le palestre per le ore 23.30, orario che prima non esisteva. Alla (stranamente, mia) domanda sulla necessità di un orario, e perché quello e non un altro, nessuno è stato in grado di rispondere.

Sono stati ipotizzati fantasiosi problemi di sicurezza (sulle palestre affidate ad associazioni sportive di volontariato?), di pulizia (a mezzanotte?), o norme generali di ordine pubblico (non mi risulta, il coprifuoco in Italia non esiste più dalla seconda guerra mondiale).

Alla fine la risposta più gettonata è stata che ‘fanno tutti cosi’.

Da consigliere, l’idea che mi si proponga di votare una norma regolamentare ‘perché fanno tutti cosi’, mi lascia decisamente perplesso.

Personalmente penso non sia necessario regolamentare anche l’inutile. In Italia, semmai, abbiamo bisogno di meno norme, non di aumentarne il numero.

Ci sono poi due temi contigui a quello delle palestre, cioè il campo di basket della Viola, e la scuola di danza nella villa Remmert.

Ricordo che il regolamento sull’utilizzo delle palestre è diretta conseguenza della mancanza di spazi sportivi in città.

Da mesi (più di un anno, credo), ho suggerito all’amministrazione di aprire ai ragazzi di Ciriè il campo di basket della scuola media Viola, quando non usato per esigenze scolastiche (es. nel pomeriggio).

Basterebbe fare una delibera di Giunta, con cui stabilire gli orari di accesso, prevedere ovviamente che si possa usare solo per ciò che è destinato, nel rispetto delle esigenze scolastiche, ed aprire la serratura del cancello (che già esiste). Un paio di pagine di delibera, tempo necessario: giorni 1, e passa la paura.

Invece è stato detto di tutto, compreso la necessità di recintare il campo all’interno del cortile per chissà quale cautela. Preciso che oltre al campetto, le aree esterne della scuola sono costituite dal marciapiede e da una striscia di prato attorno all’edificio. Quest’ultimo, dopo la scuola, è ovviamente chiuso e non accessibile. Non è dato quindi capire cosa si intenda proteggere con una recinzione interna, tipo matrioska. Preciso inoltre che il campo ogni tanto è usato di fatto (avviene da almeno una generazione, ci andavo anche io da ragazzo), e non è mai successo nulla, salvo la vecchietta di turno che sbraitava perché si sentiva disturbata da chi giocava, e chiamava i Carabinieri. Ora sembra che la vecchietta infastidita di turno sia impersonata dal sindaco, che continua a promettere, salvo (ad oggi) non aver ancora deciso bene cosa fare. Intanto, i nostri ragazzi, aspettano.

In sede di commissione il sindaco ha dichiarato che il tema del campo della Viola non potesse essere trattato, poiché è uno spazio aperto, a differenza della palestre. Le commissioni comunali dovrebbero anche essere luogo di riflessione e confronto, e ragionare sull’utilizzo generale degli spazi sportivi non era certo fuori luogo. Invece nulla.

La città, mi sia consento, non è solo delle vecchiette bisbetiche che non vogliono essere disturbate il pomeriggio, ma anche dei nostri figli. Fare un regolamento complicato sull’utilizzo di alcune aree sportive viene presentato come un’ottima proposta. Fare una delibera veloce che aumenti nell’immediato l’offerta di spazi ai ragazzi invece no. E siamo all’ennesima estate.

Discorso parzialmente affine, quello di Villa Remmert, usata dalla scuola di danza, che è una associazione sportiva dilettantistica. Mi domando perché ad un poverocristo che vuole fare basket in una palestra (anche sua, quale cittadino), spesso sgarrupata, si voglia chiedere una cauzione per eventuali danni, e non prevederlo anche per a chi fa sport in un edificio del 1700. Semmai dovrebbe essere il contrario, perché il valore di un edificio di cemento grezzo è ben inferiore a quello ad una villa iscritta alle belle arti. Così, per dire.

Il fatto che non sia una palestra, ma un ‘edificio pubblico destinato ad una attività sportiva’, mi appare una distinzione ridicola, ed iniqua.

Premetto che non ho nulla contro chi fa danza, anzi, Dio li benedica. Però non posso non rilevare la particolare, pronta, affezione con cui questa attività sportiva sia protetta dal sindaco. Figli e figliastri, ça va sans dire. E mi domando il perché.

La Commissione è stata aggiornata, e mi è sembrato di capire che verrà riconvocata prima di portare il regolamento al voto del consiglio. Spero che ciò avvenga, e magari queste mie pubbliche considerazione essere in qualche modo tenute presenti.

In chiusura, vorrei fare una riflessione più generale.

I cittadini, in questi ed in altri ambiti, sono portatori di richieste a chi amministra, è normale, è la vita di una città.

La risposta dovrebbe essere amministrare nel concreto, in contatto costante con gli uffici, non creare norme complicate che si sovrappongono ad altre norme complicate, nella speranza di automatismi che sollevino dalla fatica (e dalla responsabilità) delle decisioni.

Allo stesso modo non è amministrare quando si evita il confronto sui temi, come appunto, ad esempio, il campo da basket della Viola, la scuola danza nella villa Remmert o (ultimo ma non ultimo), lo skatepark. Per questo, da mesi, la stessa identica stucchevole risposta: faremo ma non dico dove, non dico quando e non dico bene come. Quindi, ancora una volta, nella migliore delle ipotesi una decisione imposta, senza alcun tipo di condivisione e confronto. Nel frattempo i ragazzi aspettano.

Ho come l’impressione che in Giunta sia in atto una sorta di fregola regolamentare; basta ricordare la recente normazione su

– emergenza abitativa: è stato creata una commissione che, su parametri complicati, per altro già regolati dalla legge, creerà graduatorie che gli uffici prevedono di 2 persone. Molto (in)utile.

– regolamento animali. Qui si raggiunge il sublime di una normativa patchwork (una normazione quasi stocastica, direi) che rimarrà (si spera) sostanzialmente inapplicata (cfr il divieto di bocce sferiche per pesci).

Discorso diverso e atteggiamento opposto quello sulla nuova regolamentazione delle manifestazioni di Ciriè. In questo caso nessun confronto, poiché si tratterebbe di normazione di sicurezza.

Considero giusto salvaguardare la sicurezza, specialmente dopo i fatti di piazza san Carlo di Torino. Nel nostro caso, però, si tratta una calata di brache acritica da parte di chi amministra. Il regolamento comprime e comprimerà fortemente la vita della comunità e l’attività delle associazioni, come ben sa chiunque si trovi a dover organizzare qualsiasi cosa. Le zone di ‘flessibilità’ interpretativa, saranno gestite direttamente dagli uffici, consentendo all’amministrazione di non assumersi alcuna responsabilità diretta (‘non sono io, è la norma; non sono io, sono gli uffici’). Anche questo non è amministrare.

Ne sa, qualcosa, ad esempio, quel sant’uomo del nostro Parroco, che si è visto imporre, alla recente processione della Madonna delle Grazie, la scorta di una ambulanza con i lampeggianti accesi. Immagino neanche lui reputi così pericolosa una processione, né credo abbia apprezzato le persone che si sono affacciate dai balconi lungo il percorso per vedere cosa stesse succedendo, e che probabilmente avranno ridacchiato della situazione.

Quanto sopra per dire che, la Giunta opera (dovrebbe operare) nel concreto, il Consiglio ha un ruolo di direzione e controllo più generale (e correlato a superiori rigidità operative).

Se la richiesta è di emergenza abitativa, bisogna operare per gestire il problema, non creare regolamenti comunali e graduatorie (di due persone).

Imporre l’assistenza con ambulanza ad una processione religiosa di qualche decina di persone è, con ogni ovvietà, inutile e ridicolo, e forse anche irrispettoso.

Se la richiesta di spazi sportivi è superiore all’offerta, chi amministra dovrebbe proporre al consiglio di costruire palestre, e rendere immediatamente fruibili gli spazi esistenti, non operare per l’ennesima normazione formale (in ultima analisi la regolamentazione di una guerra tra poveri/cittadini utenti).

L’avanzo libero di bilancio 2017 è di oltre un milione (1.000.000.000) di euro. Sono somme importanti, liberamente utilizzabili.

Stiamo troppo, troppo spesso girando a vuoto. Commissioni e consigli comunali sono troppo spesso (volutamente?) impallati su temi minori, che invece dovrebbe gestire la Giunta. La quale, invece, su temi di ben più diretto impatto sulla comunità continua a girarsi dall’atra parte.

Maggioranza, Giunta, Sindaco, una volta orgogliosamente archiviata la supermostra sull’artistica amicizia, vogliamo provare a dare una direzione? La città attende.

Franco SILVESTRO, consigliere comunale e portavoce del gruppo M5S Ciriè.

Ciriè, facciamo il bilancio

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Nella serata di mercoledì 18 si è discusso il bilancio consuntivo 2017.

Al di là di una elencazione tecnica di dati, ovviamente impossibile da seguire per chi non li avesse già affrontati in sede di commissione, l’amministrazione non ha ritenuto di dover esporre il senso di quanto è stato fatto nel 2017 a Ciriè.

Dovendo fare una valutazione, dai dati contabili è possibile rilevare un insieme di operazioni a macchia di leopardo, di cui è difficile cogliere la direzione comune, nonché il senso di un rimpicciolimento del comune, di inerzia e rinuncia al ruolo di guida amministrativa.

Provo a spiegare perché.

Il primo dato di bilancio è rappresentato da un avanzo di amministrazione di circa 1.200.000 euro. Sono somme rilevanti, liberamente disponibili ( cioè non soggette a vincoli di destinazione di legge come in molti altri casi).

Bene? Si e no. Un comune non è una società privata che deve distribuire utili. In ambito pubblico, un avanzo di bilancio può essere il segnale che chi amministra non abbia così chiaro cosa fare, altrimenti le somme disponibili verrebbero destinate. Vedremo.

Vi sono, inoltre, altri temi delicati, e ne accenno alcuni.

Opere pubbliche.

Quelle indicate nel bilancio di previsione (tra l’altro, in parte, residui di quanto impostato dalla precedente amministrazione), sono abbondantemente in ritardo. Sulle contabilità sono ben rappresentate, poi, in qualche modo, la fase amministrativa successiva e di materiale realizzazione diventa faticosissima. Il vicesindaco Buratto, che appare l’unico ad avere qualche idea un po’ chiara sul tema, sembra sempre più isolato.

Dipendenti Comunali.

In questo momento la macchina amministrativa è priva di tutti i dirigenti. Forse l’anno prossimo (2019) si muoverà qualcosa. Forse no, non è chiaro.

Attualmente i capouffici dei singoli servizi si stanno coordinando autonomamente, poiché il segretario comunale, vertice amministrativo, ha un ruolo più da notaio che da dirigente operativo. Ad esempio ecologia, protezione civile, edilizia pubblica, ecc ecc, semplicemente non sono materie sue, farà quello che riesce.

Nuovamente la sensazione che passa è di una attività che tende al ribasso, a rinunciare alla guida.

Faccio un piccolo esempio. Alcuni giorni addietro è apparsa sulla stampa locale la notizia della realizzazione di un’isola ecologica al centro di una piazza cittadina. Non saprei dire se la decisione sia da considerarsi corretta o meno, certamente in giunta si è caduti (ancora una volta) dal pero, all’oscuro di quanto stesse succedendo negli uffici. Manca il collegamento.

Tra l’altro, si continua imperterriti ad esternalizzare l’attività. Ad esempio, sono stati stanziati a bilancio i fondi per la (ri)progettazione da parte di tecnici esterni dell’area cani. Il fatto è che, un’area cani, è sostanzialmente un prato recintato. Se il personale dipendente, circa 100 persone, non è messo in condizione di progettare neppure le cose più semplici, forse occorrerebbe fare una riflessione sull’organizzazione del lavoro.

Tributi.

In questo momento, il comune non è in grado di imporre il pagamento delle tasse comunali accertate e non pagate (es Tassa rifiuti).

Attualmente si opera (o, meglio, NON si opera) formalmente attraverso l’Unione dei Comuni, è questo è stato subito evidenziato dal Sindaco per prendere le distanze. Tuttavia l’Unione non è altro che il comune sotto un diverso cappello amministrativo. È un po’ come sostenere di non avere colpa in quanto la responsabilità è della propria mano destra. La spiegazione, semplicemente, non regge.

E’ un problema che esiste da almeno un paio di anni, e che necessita di un intervento immediato. Sinora ci si è limitati ad operazione contabili di bilancio, a copertura di somme che non si sa se saranno recuperate, e in che misura. Il risultato ultimo è bloccare risorse.

In questo contesto, il disinteresse verso l’Unione dei Comuni da parte di questa amministrazione, più volte sollevato dal sottoscritto e dagli altri consiglieri di opposizione, sta dando i prevedibili frutti amari.

Politiche giovanili.

Sono sostanzialmente abbandonate; nonostante la buona volontà degli uffici, si stanno producendo briciole. Stesso discorso per quanto riguarda lo sport.

In questo caso certamente rileva la scelta del sindaco di non nominare un assessore che si dedichi con continuità alla materia. Ancora una volta, è una scelta politica al ribasso, che personalmente capisco poco e certamente non condivido.

Sicurezza.

Il problema delle auto che continuano a bruciare in giro per la città non è neppure stato accennato. In sede di discussione non è arrivata alcuna risposta sostanziale. Il sindaco riferisce di essere in costante contatto con la polizia municipale, ma la gravità di quattro automobili bruciate ancora ieri sera in via Lanzo parla chiaro. Non si può escludere, è uscito anche sui giornali, che ci sia di mezzo la criminalità organizzata. Qualche telecamera in più magari aiuterebbe. Occorrerebbe inoltre che l’amministrazione trovasse il coraggio di assumere una posizione netta. Invece il silenzio segnala semmai distanza e disinteresse verso legittime preoccupazioni dei cittadini. Evidentemente ‘il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare’. (I promessi Sposi – A. Manzoni).

Sociale

Il tema del sociale è praticamente scomparso dai radar. Anche in questo caso il conferimento della funzione all’Unione dei Comuni permette facili scappatoie per evitare di affrontare il tema, ormai rappresentato principalmente da voci di bilancio per CIS, e varie, costose, assistenze abitative. Terribile da constatare, ma, in questa amministrazione nessuno sembra avere un’idea complessiva di come stia operando il CIS (servizi sociali di ciriè), né sembra avere alcuna intenzione di occuparsene.

In compenso, in consiglio, i toni sono stati un po’ troppo forti.

Già in sede di commissione bilancio è avvenuta un’accesa discussione tra il sottoscritto e l’assessore, addirittura riportata sulla stampa. Al di là delle note di colore, mi domandavo se reazioni così poco istituzionali possano segnalare una oggettiva difficoltà, uno scollamento tra Giunta e Maggioranza.

Questo dubbio è ritornato, poiché, in consiglio, nessuno, neppure i capigruppo, ha preso la parola in sede di approvazione di bilancio. Anche solo per difendere l’operato dell’amministrazione.

In opposizione siamo rimasti ad dir poco stupefatti.

Anche questo è un dato politico rilevante.

Sembra che la presenza dei consiglieri di maggioranza venga richiesta solo per votare, ovviamente sì, e ovviamente all’unanimità, ben inquadrati. Sia mai che vogliano, riescano (o possano) a considerare alcunché sulle problematiche che il bilancio evidenzia.

Girasole.

In consiglio, si è votato sul mutuo per la casa di riposo Il Girasole, a rischio chiusura laddove non venisse adeguata dal punto di vita tecnico.

Anche questo è un tema delicato, perché riguarda persone anziane, posti di lavoro, e implica un’operazione da 500.000 euro per le casse cittadine (non proprio uno scherzo).

In primo luogo non è dato capire perché, con un avanzo di bilancio, appena approvato, di oltre 1.200.000 euro, occorra ricorrere ad un mutuo, e cioè prendere a prestito i soldi.

In secondo luogo, ben venga impedire la chiusura della struttura, però occorrerebbe ragionare sul dopo.

Abbiamo evitato la chiusura. Bene. E ora?

Amministrare significa proprio questo. Se si decide di investire 500.000 euro dei cittadini, fare un’analisi costi/benefici dell’operazione dovrebbe essere il minimo sindacale, operazione che è stata accuratamente evitata. Si è preferito non sapere.

Invece occorrerebbe riflettere ed approfondire, ora. Ad esempio, il concetto di ‘casa di riposo’ è ormai superato. Nel settore si sta già ragionando sul mantenimento degli anziani il più possibile nelle proprie case, portando ‘fuori’ il servizio, non ‘dentro’ i vecchietti (Dio li benedica).

È così che si mantiene il lavoro, è così che si protegge il territorio. Invece a Ciriè già si mettono i soldi senza avere idea di nulla sul resto. Rischiamo di trovarci qualcosa che non risponderà alle esigenze future e sarà probabilmente economicamente insostenibile. Lo è già ora, i lavori previsti ridurranno gli spazi e gli ospiti diminuiranno. Le liste di attesa, già decisamente lunghe, aumenteranno ulteriormente.

Queste ed altre argomentazioni sono state avanzate in sede di Consiglio, si è proposto un confronto, si è suggerito di approfondire.

La risposta è arrivata immediata, da parte del capogruppo di maggioranza, Professoressa Domenica Calza. Questa ha testualmente dichiarato di: 1) essere orgogliosa delle scelte fatte (ah bè); 2) essere tranquilla sul futuro della struttura (tutto va bene madama la marchesa) e, 3) rispondendo all’ex sindaco Brizio, che in realtà lo stesso rosicherebbe per non aver saputo intervenire sul Girasole durante il proprio mandato (gnè gnè).

il capogruppo, parlando in sede di consiglio, immagino rispecchi il pensiero della Giunta, e al di là dei toni e delle (non) argomentazioni, il messaggio è chiaro: proposta di confronto rispedita al mittente. Nada.

Una prova di forza che, personalmente, non capisco, salvo rappresenti un segnale alla maggioranza consigliare di rimanere bene nei ranghi. Nessuno dei consiglieri, infatti, si è permesso di fiatare (sia mai).

In ultimo, un tema su cui ho già cercato di spendermi. Cioè lo skatepark.

La vecchia area skatepark, dopo più di un anno è ancora a livello di cantiere, senza prospettive.

Ultimamente la principale reazione dell’amministrazione è stata di non pronunciare più il termine. Ora dicono ‘piastra polifunzionale’. Ma è sempre quella roba li, lo skatepark, insomma. .

All’ultimo consiglio si è deciso di stanziare i fondi per la progettazione della ‘piastra’.

Quindi delle due l’una.

O non è ancora deciso, e quindi i soldi sono stati stanziati a muzzo, per far passare che si sta facendo qualcosa e abbozzare su un ritardo indegno.

Oppure esiste un’idea ragionevolmente concreta, ma allora perché rifiutarsi di parlarne? Il tema riguarda un impianto ludico/sportivo per i cittadini, non l’acquisto, chessò, di penne biro per gli uffici.

Ho posto la domanda, diretta, in sede di commissione, e nessuna risposta. Massimo riserbo, manco si trattasse di terrorismo.

Trovo questo modo di operare di una piccineria indegna del ruolo di chi amministra, ed assolutamente scorretto.

Franco SIvestro.

Consigliere Comunale e Portavoce M5S Ciriè.

Incendi boschivi e cambiamenti climatici. Una riflessione.

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Incendi e cambiamenti climatici. Un tema tristemente attuale, finora messo in secondo piano dalle politiche locali e nazionali, di cui si è dibattuto sabato sera a Pont Canavese nel corso di un incontro organizzato dal Movimento 5 stelle.

L’emergenza incendi ha evidenziato che le attuali politiche ambientali non sono adeguate ad un ambiente che, con i suoi mutamenti, richiede vengano riviste.

Le mancanze di personale, mezzi, piani e persino d’acqua, hanno impedito di agire tempestivamente per arginare la propagazione delle fiamme.

Ci si dimentica che investire per l’ambiente e la sua tutela ha ritorni economici importanti.

Si parla, ad esempio, di investire in energie rinnovabili per abbandonare i carburanti fossili e dunque diminuire l’emissione di polveri sottili, nella modernizzazione delle reti idriche per prevenire perdite e sprechi d’acqua.

Con manutenzioni del territorio programmate si creerebbe, inoltre, lavoro per le piccole medie imprese del territorio. Tutto ciò ci metterebbe nelle condizioni di affrontare più efficacemente un’emergenza come quella dell’incendio che ha messo in ginocchio più di una vallata.

E’ ormai assodato che il cambiamento climatico a cui stiamo andando incontro si stabilizzerà verso eventi climatici estremi e ci aspetteranno dunque lungi periodi di siccità alternati a piogge intense: questo ci sottoporrà, per forza di cose, a rischio incendi e a dissesti idrogeologici. Non possiamo permetterci di essere impreparati, sottostrutturati o rimandare piani di prevenzione per agire poi nell’emergenza.

La politica italiana in questo frangente non sta facendo molto, nonostante l’accordo sul clima firmato a Parigi ( per i dettagli sulla conferenza di Parigi: https://www.internazionale.it/notizie/2015/12/13/cosa-prevede-l-accordo-sul-clima-approvato-dalla-conferenza-dell-onu-a-parigi ).

Inutile ricordare, per chi vive in queste zone, l’aria irrespirabile, il cielo oscurato dal fumo, le fiamme visibili fin dalla città, la desolazione di ettari carbonizzati e la strage della fauna, grande e piccola.

Alcuni numeri, per capire la proporzione del danno ambientale: 146 mila sono gli ettari di bosco andati perduti. Solo sul piano economico si stima un danno di milioni di euro, sufficiente a inficiare i risparmi promessi dalla riforma Madia la quale, con l’accorpamento di carabinieri e guardie forestali, andava alla ricerca di 100 milioni di euro in tre anni su tutta Italia. 20 o 30 gli anni necessari al ripristino di un equilibrio della flora e della fauna. 91mila le morti premature a causa del peggioramento della qualità dell’aria respirata.

Si ringraziano Giorgio Bertola, Mirko Busto ed Elisa Pirro per l’esauriente esposizione, di cui questo è giusto un piccolo stralcio, e per la loro disponibilità al confronto.

Il video integrale è reperibile su:

https://youtu.be/SIBR2TUFDBs

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